Le sfide dell’educazione nella postmodernità

Le sfide dell’educazione nella postmodernità

Pierfrancesco Azzi «Non esiste pedagogia senza antropologia. Come possiamo educare la persona se non sappiamo chi è la persona?»[1] Per parlare delle sfide del nuovo umanesimo, soprattutto per noi che abbiamo come missione l’educazione, non si può prescindere  da un ragionamento di consapevolezza sulla realtà in cui noi ci troviamo ad operare. Ed indubbiamente questa realtà ha un nome chiaro e preciso: postmodernità. Capire la postmodernità non è cosa semplice. Cercherò quindi di portare alla luce alcuni contributi per permetterci poi di ragionare meglio sulle sfide che questo comporta e quindi sugli impatti, più o meno chiari, che questo nuova visione antropologica porta nel nostro ambito educativo. Teniamo infatti presente che accade piuttosto spesso (e sempre più frequentemente) che chi si occupa di educazione si adagi sul compito di adeguare i mezzi agli obiettivi, pensando che essere “professionisti” dell’educazione (= possedere delle competenze in tale ambito), basti. Purtroppo però l’educazione (e lo sappiamo bene) non è una questione così tecnica (= la mera applicazione di un metodo non è di per se sufficiente a fare educazione). E’ compito infatti di ogni educatore quello di capire innanzitutto la realtà per trovare quindi i mezzi migliori per affrontarla. Dalla realtà emergono chiari degli obiettivi che si possono concretizzare e quindi poi viene applicata la tecnica che viene considerata come quella più efficace. Ricordiamo che una metodologia va intrisa di contenuti che devono sapersi adattare costantemente agli obiettivi e alla realtà di riferimento in cui opera. C’è anche un’ulteriore complicazione: l’educazione non è una competenza che si possa imparare in maniera nozionistica ma che prevede di sperimentarsi all’interno di una relazione. Le...
Téchne verso un nuovo umanesimo

Téchne verso un nuovo umanesimo

Giuliano Furlanetto Chiamati dai nostri Vescovi a comprendere come progettare la nuova umanità, avendo in mente Gesù Cristo, anche la nostra Associazione educativa deve  porsi dei quesiti. A questi dovremo tentare di dare delle risposte, riandando ad appropriarci delle nostra grammatica pedagogica ed assumendo maggiore consapevolezza educativa. Aprendo gli occhi sul nostro modo di educare ci verrà diretto il vedere come il nostro, quello dello Scoutismo, sia un metodo, un sistema educativo, che si basa sul fare, sull’imparare facendo. Il saper far bene le piccole cose, il realizzare il necessario per essere comodi e il fare per comprendere il nostro essere in relazione. In questa lunga progressione fatta di Pista, Sentiero e Strada si pongono davanti ai nostri ragazzi tante cose da fare. Tante cose da fare che stuzzichino il saper sognare, il sapersi porre delle mete, qualcosa da raggiungere. Il qualcosa da fare che sia interessante da svolgere perché ha una sua utilità ed una sua bellezza. Parlando di questo qualche cosa da fare, introduciamo un elemento caratteristico dello Scoutismo, che è la Tecnica. Tecnica in senso stretto di saper realizzare delle costruzioni tramite svariate modalità, come in senso più ampio come il saper segnalare tramite il semaforico, ampliando il raggio con la tecnica dell’espressione ad imparare appunto ad esprimersi a comunicare. Nel suo senso ancora più ampio possiamo caratterizzare il termine tecnica che implica l’adozione di un metodo, di una strategia identificando precisamente gli obiettivi e chiarendo i mezzi più adatti per raggiungerli. La tecnica, dal greco τέχνη- téchne, è dunque l’arte  con l’accezione di perizia, del saper fare, saper operare è l’insieme delle norme applicate e...
Il civismo nella formazione globale della persona

Il civismo nella formazione globale della persona

Don Paolo La Terra  1. Introduzione Lo statuto dell’Associazione Italiana delle Guide e Scout d’Europa Cattolici afferma all’art. 1 che il suo scopo è di formare “buoni cristiani e buoni cittadini”. Continuando, all’art. 2, lo stesso statuto afferma, tra le altre cose, che “Per realizzare tale scopo l’Associazione curerà nei giovani: … il senso della carità verso il prossimo e la preparazione alla vita sociale e civica”. In un’ottica di apertura alla realtà sociale, infine, l’art. 3 stabilisce operativamente che “L’Associazione … stabilisce rapporti di … collaborazione con enti ed associazioni che hanno come fine l’educazione dei giovani, i servizi civici e la protezione della natura”. Questi elementi, richiamati proprio nei primi articoli, cuore della natura e dei fini dell’Associazione, vengono sintetizzati con il termine “civismo”. Si tratta di un termine ricchissimo di significato e di risvolti, meritevoli di un approfondimento direttamente proporzionale alla rilevanza che ad esso è stata attribuita nell’ambito del metodo scout. La struttura di questo contributo seguirà lo stesso sviluppo dello statuto, così come è stato appena richiamato: a partire dall’art. 1 cercheremo di chiarire il senso di “buon cittadino” e della “cittadinanza”; in riferimento all’art. 2 faremo riferimento alle dimensioni umana e spirituale su cui la cittadinanza, vissuta a livello personale, si fonda; prendendo le mosse dall’art. 3, infine, allargheremo la visuale su un modello di cittadinanza “partecipativa”, che si esplica a livello sia intra che inter associativo.   2. “Buoni cittadini”: quale cittadinanza oggi? Il termine civismo deriva dal latino civis, a sua volta radice del termine civitas, città. Chi è il civis? Il civis è il cittadino nel pieno possesso dei suoi...
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